Il Valore del TEMPO nella gestione del Portafoglio

Siamo a marzo del 2020 e la pandemia da Covid 19 comincia a mordere ..e a uccidere ; gli ospedali cominciano a riempirsi di malati, le autorità sanitarie non sanno bene come muoversi e tra noi cittadini inizia a diffondersi un certo senso di disagio che solo qualche settimana dopo si trasforma in una insostenibile oppressione.

Le scuole e molte attività economiche chiudono, alcune anche per sempre, mentre tra la popolazione serpeggia sempre più forte il senso della catastrofe umana e sanitaria.

In un lockdown generalizzato i giornali e i media raccontano una storia difficile e terrorizzante, nuova e imprevista, crudele e spiazzante.

In uno scenario apocalittico, i mercati finanziari toccano il loro minimo con gli indici delle principali borse internazionali che in poche settimane incamerano perdite nell’ordine del 40%; i quotidiani si scatenano e i titoli riportano il resoconto desolante di giornate di borsa con centinaia di miliardi di capitalizzazione “BRUCIATA”.

Gli investitori sono spiazzati e i piccoli risparmiatori, terrorizzati.

A parte la pandemia che nel 2019 ha colpito il mondo intero (non è di certo stata la prima e non sarà nemmeno l’ultima purtroppo..) potremmo utilizzare questa breve cronaca per descrivere il medesimo stato d’animo che il risparmiatore ha vissuto anche nelle precedenti crisi finanziarie che si sono susseguite nel corso degli anni passati.


MA COSA ABBIAMO IMPARATO DAL PASSATO E COME BISOGNA COMPORTARSI DIFRONTE A SIMILI SITUAZIONI E CRISI DEI MERCATI?


Anche un articolo del Sole24Ore descrive in modo sintetico quello che è successo nei primi mesi del 2020



Molti investitori sono consapevoli del fatto che, nel lungo termine, i mercati finanziari si muovono sia al rialzo sia al ribasso. Forse però non tutti sanno che esiste una relazione tra la percezione generale e i cicli di mercato. 

Durante le fasi rialziste, il numero degli investitori alla ricerca di buoni rendimenti tende gradualmente ad

aumentare (è quanto è successo ad esempio durante il boom dei titoli tecnologici alla fine degli anni Novanta). 

Al contrario, durante le fasi ribassiste gli investitori sono molto più inclini a vendere (come si è visto ad esempio alla fine del 2008 o appunto nel corso del 2020).

 

Come dimostra questa slide è, però, davvero molto difficile decidere quando è il momento di vendere e quando è quello per comprare




Di sicuro possiamo affermare che ci sono dei momenti ben precisi in cui NON BISOGNA VENDERE.

Questi momenti sono proprio quelli in cui la pressione mediatica e psicologica si fa più forte; sono le fasi di crisi, sono i momenti in cui l’economia pare prendere una piega irreversibile, dove tutto sembra perso e non più recuperabile ( anche la nostra pazienza) e dove i titoli dei giornali recitano all’unisono un unico mantra : “BRUCIATI MILIARDI DI EURO DI CAPITALIZZAZIONE”.

Queste, a differenza del sentire comune, devono essere invece le fasi di maggior “interesse” per gli investitori i quali, abbandonati gli stati d’animo pervasi di irrazionalità emotiva, dovranno confrontarsi con una realtà molto diversa da quella rappresentata dal momento finanziario precedente e fatta, magari, di prezzi delle attività finanziarie molto più bassi e quindi più convenienti.

Del resto “tenere duro, come vedremo, ripaga.

 Inoltre è bene ricordare che i cosiddetti momenti difficili, con annesse le sue fasi di ribasso, mediamente sono state nel passato molto più corte, temporalmente, di quelle al rialzo, come possiamo anche vedere dalla slide successiva che riporta l’andamento storico rielaborato dell’indice di borsa americano S&P500



 Anzi, direi che si può senz’altro affermare che le fasi di rialzo sono durate notevolmente di più di quelle al ribasso.



A questo punto abbiamo visto che nel corso degli anni passati, al verificarsi di eventi nefasti e instabili comprensivi di guerre con i cannoni e guerre senza (commerciali) , colpi di Stato, pandemie, crisi commerciali ed economiche, hanno fatto seguito, fortunatamente , periodi di maggior stabilità e di crescita.

E allora viene spontaneo chiedersi quale potrebbe essere il comportamento migliore di un investitore che intende investire e proteggere i suoi risparmi nel medio lungo termine.

A questa domanda viene in aiuto uno studio di una importante banca d’affari

 

QUALE È IL FATTORE PIU IMPORTANTE 

PER LA GESTIONE DELLE PROPRIE FINANZE A LUNGO TERMINE?

IL TEMPO


«Uno studio di J.P.Morgan porta a galla una differenza sostanziale tra adottare una strategia di investimento di lungo periodo che prevede il mantenimento dell’investimento, contro una strategia di market timing, la quale consiste nell’entrare e uscire a seconda delle condizioni di mercato. 

La ricerca è stata condotta sull'Indice americano S&P 500, dal 1999 fino al 2018. 

 

Questi i risultati:

 

  • +5,62% è il ritorno medio annuo per coloro che non sono mai usciti dal mercato, adottando una strategia di lungo termine.
  • +2,01% è il ritorno medio annuo per coloro che sono rimasti fuori dal mercato durante i 10 giorni migliori.
  • -0,33% è il ritorno medio annuo per coloro che sono rimasti fuori dal mercato durante i 20 giorni migliori.
  • -2,35% è il ritorno medio annuo per coloro che sono rimasti fuori dal mercato durante i 30 giorni migliori.
  • -4,2% è il ritorno medio annuo per coloro che sono rimasti fuori dal mercato durante i 40 giorni migliori.
  • -5,87% è il ritorno medio annuo per coloro che sono rimasti fuori dal mercato durante i 50 giorni migliori.
  • -7,41% è il ritorno medio annuo per coloro che sono rimasti fuori dal mercato durante i 60 giorni migliori.

Stesso mercato, stesse condizioni, ma risultati che vanno da ottimi a negativi.


Quello che conta è il tempo, non il tempismo

 

Questa importante relazione tra tempo di investimento e rischio/rendimento è riferibile non solo al mercato azionario ma anche a quello obbligazionario come ben rappresentato nei grafici seguenti


 

Qualcuno potrebbe obiettare che ogni crisi o situazione di instabilità è diversa dalle altre.

Vero!

Ma è anche vero che le fasi economiche (crisi, depressione, ripresa ed espansione) sono cicliche e si manifestano periodicamente seppur ad intervalli non regolari.

 

Ma è possibile fare PREVISIONI PER IL FUTURO?

 

Il futuro è incerto per definizione, e chi non lo ammette in modo così candido e ruvido non sa di cosa sta

parlando. 

Investire non vuol dire mai cercare di prevedere il futuro perché il mercato non si può controllare,

prevedere o influenzare (malgrado diverse stravaganti teorie complottiste che vedrebbero una ristretta cerchia di banchieri in grado di muovere le leve dell’economia e della finanza mondiale..). 

Quello che deve fare un investitore intelligente e razionale, invece, è prevedere, controllare e influenzare il

suo atteggiamento di fronte al mercato.

Per questo, avere una strategia di investimento di lungo termine ci aiuta a mantenere la giusta direzione, anche quando l’emotività del momento ti dice di fare il contrario.

 

Aiutiamoci ancora con qualche grafico per aiutare e stimolare la nostra capacità mentale nell’affrontare i movimenti negativi di mercato.

 Soprattutto cerchiamo di capire perché, in fondo, aspettare di vendere e non muoversi durante queste fasi metterà si a dura prova la nostra capacità di sopportazione del rischio e della volatilità ma farà di sicuro molto bene al nostro portafoglio.

A titolo di esempio riporto l’andamento dalle chiusure annuali dell’indice rappresentativo delle Borse Europee MSCI Europe dal 1980 fino al 30 giugno2021



Al di là del fatto che su 41 anni 31 sono stati positivi, è interessante notare cosa è successo durante TUTTI, e ripeto TUTTI, questi 31 anni in cui il mercato europeo ha chiuso positivamente : malgrado, come dicevamo, la chiusura sia stata positiva si è riscontrato, tuttavia, nel corso dell’anno, un andamento negativo e, in diversi casi , anche molto negativo ( valori raffigurati dal puntino rosso).

Ad esempio nel corso del 2016, anno della Brexit, l’indice in questione ha chiuso con un +4% ma durante l’anno ha tuttavia toccato anche un -15% ; oppure nel 2009, che vede una chiusura annuale del +23% ma preceduta da un minimo infra annuale del -25%.

Roba da stomaci forti e da investitori alla Gordon Gekko scafati e indifferenti al rischio?

Alla luce di quello che abbiamo appena visto direi proprio di no.

Anche se gli analisti e i giornali tuonavano che dopo il 2008 il mondo non sarebbe stato più lo stesso o che la Brexit avrebbe modificato tutto quello che c’era da modificare i mercati hanno saputo reagire come fanno sempre.

Lungi comunque da noi fare previsioni sull’andamento dell’economia e dei mercati,

vorrei qui solo ripetere un concetto fondamentale: un investitore razionale deve solo prevedere, controllare e influenzare il suo atteggiamento di fronte al mercato.

Quindi egli dovrà dedicarsi al mantenimento del suo Asset strategico e guardare meno alle vicende di contorno o di breve termine, magari dedicando alla tattica solo quello che serve per ribilanciare il portafoglio, comunque sempre con lo sguardo rivolto al medio lungo termine, perché farsi distrarre dalle vicende del mercato e dall’emotività, può davvero costare molto caro.

 

 



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Massimo Morselli

Consulente Finanziario Iscritto all’Albo dei Consulenti Finanziari con Iscrizione Numero 8997 del 17/01/1995

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